a Giancarlo Cobelli...
Nella prassi spesso
edulcorata e sterilizzante delle riduzioni o adattamenti televisivi,
l'operazione di Giancarlo Cobelli sul testo di Emile Zola si pone
come esempio di non comune intelligenza. Risolutamente evitando
ogni disposizione archivista o sacrale,
recuperando la tragicitą e la passione attraverso una dimensione
grottesca che di per sč suona quale rottura nei confronti degli
schemi del naturalismo -o meglio dei pigri schemi con i
quali decenni di critica prevenutaci hanno insegnato
a recepire i grandi testi del naturalismo dimenticandone
la carica esplosiva o delirante- questa Teresa Raquin conferma
in pieno giudizio (e le preoccupazioni) che al momento dell'uscita
dell'opera esprimeva a Zola Hyppolite Taine, complimentandosi
per la riuscita e al tempo stesso ravvisando nello stile "un pņ
di etano: a forza di cambiare le idee in immagini raggiungete
spesso la fantasmagoria, e in una simile storia la fantasmagoria
diventa incubo". Sostituiamo al tetano una diversa forma di malattia
contagiosa o di tabù, chiamiamolo eccesso o rifiuto del
compromesso; e la definizione risulterà perfetta per questo
"sceneggiato", vera mina vagante nella pigrizia dei teleschermi.
|